Dopo che 37 tate si erano licenziate, una giovane badante scoprì di cosa avessero veramente bisogno le figlie del milionario.

La prima impressione della villa Whitmore:
all’arrivo, l’esterno appariva immacolato: giardini curatissimi ed enormi finestre che riflettevano il sole. Ma aprendo la porta d’ingresso, la scena cambiava completamente:

Schegge di vetro erano sparse sul pavimento di marmo.
Disegni a pennarello ricoprivano le pareti di pregio.
Macchie di vernice deturpavano mobili eleganti.
Bambole decapitate giacevano nel soggiorno.
Un debole odore di fumo aleggiava ancora nell’aria.
La guardia giurata la guardò con compassione e le augurò buona fortuna. Al piano di sopra, Daniel l’aspettava, visibilmente esausto, con occhiaie profonde e la cravatta allentata. Le spiegò che era stata assunta unicamente per dare una mano con le pulizie.

L’incontro con le sei sorelle
Prima che Maya potesse rispondere, voci beffarde echeggiarono dal corridoio. Scendendo le scale, trovò le sei ragazze ad aspettarla in fila. Harper, la maggiore, incrociava le braccia con aria di sfida. Avery teneva in mano un secchio di vernice rossa. Le gemelle, Lily e Nora, giocavano con le forbici tra le dita. Sophie, di otto anni, trascinava una coperta bagnata, mentre la piccola Ella abbracciava un coniglietto di peluche con un solo orecchio.

“Quindi sei il numero trentotto”, disse Avery con un sorriso provocatorio.

“Forse,” rispose Maya con calma.

“Ti dimetterai prima del tramonto”, dichiarò Harper.